25 / SETTEMBRE

Venezia 72 Giornate degli Autori
LA PRIMA LUCE

di Vincenzo Marra

Italia, Cile, 108'

FILANGIERI h 20:30 - 22:30

Venezia 72 Giornate degli Autori
LA PRIMA LUCE

di Vincenzo Marra

Italia, Cile, 108'

 

Venerdì 25 settembre FILANGIERI h 20:30 - 22:30

Venerdì 25 settembre AMERICA HALL h 21:00

 

Sarà presente l'autore

 

 

Sinossi

 

Marco, giovane e cinico avvocato rampante, vive a Bari con la sua compagna Martina e il loro piccolo Mateo di 8 anni. Martina, latino americana, si è trasferita in Italia dopo aver conosciuto Marco. La nostra storia inizia quando il rapporto tra i due è ormai alla fine. Martina vuole tornare a vivere nel suo paese con Mateo ma questa scelta escluderebbe Marco e lui non glielo consente, troppo profondo è l’amore e il legame con suo figlio. Dopo un periodo lacerante, Martina decide di scappare insieme a Mateo e si reca nel suo paese facendo perdere ogni traccia. Il tempo per Marco inizia a scorrere più lento, non ha nessuna notizia di suo figlio e dopo un periodo di angoscia e sbandamento decide di andare a cercarlo. Una volta arrivato in Sud America si ritrova in una metropoli di 6 milioni di persone, indifferente e indecifrabile. Dopo lunghe e inconcludenti ricerche Martina e Mateo sembrano davvero essere svaniti nel nulla, ma… La Prima Luce racconta quanto può essere straziante una separazione e come l'amore di un padre per suo figlio possa superare ogni confine.

Commento del regista
Mi sono appassionato a questo film. Sono entrato in un mondo a scatole cinesi dove incontravi una storia, ne trovavi un'altra che era ancora più drammatica di quella precedente e di quella successiva ancora. Sono andato avanti. La mia vita rimane la mia vita personale. Questo film ha a che fare con un inferno di situazioni che sono sempre più numerose e che sono sparse nel mondo. Non ha niente a che vedere con i confini italiani, ma con un problema mondiale, universale.

"Con La prima luce, Vincenzo Marra firma il suo film più convincente" (Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa)



Venezia 72 Giornate degli Autori
LA PRIMA LUCE

di Vincenzo Marra

Italia, Cile, 108'

AMERICA HALL h 21:00

Venezia 72 Giornate degli Autori
LA PRIMA LUCE

di Vincenzo Marra

Italia, Cile, 108'

 

Venerdì 25 settembre FILANGIERI h 20:30 - 22:30

Venerdì 25 settembre AMERICA HALL h 21:00

Sinossi

 

Marco, giovane e cinico avvocato rampante, vive a Bari con la sua compagna Martina e il loro piccolo Mateo di 8 anni. Martina, latino americana, si è trasferita in Italia dopo aver conosciuto Marco. La nostra storia inizia quando il rapporto tra i due è ormai alla fine. Martina vuole tornare a vivere nel suo paese con Mateo ma questa scelta escluderebbe Marco e lui non glielo consente, troppo profondo è l’amore e il legame con suo figlio. Dopo un periodo lacerante, Martina decide di scappare insieme a Mateo e si reca nel suo paese facendo perdere ogni traccia. Il tempo per Marco inizia a scorrere più lento, non ha nessuna notizia di suo figlio e dopo un periodo di angoscia e sbandamento decide di andare a cercarlo. Una volta arrivato in Sud America si ritrova in una metropoli di 6 milioni di persone, indifferente e indecifrabile. Dopo lunghe e inconcludenti ricerche Martina e Mateo sembrano davvero essere svaniti nel nulla, ma… La Prima Luce racconta quanto può essere straziante una separazione e come l'amore di un padre per suo figlio possa superare ogni confine.

 

Commento del regista
Mi sono appassionato a questo film. Sono entrato in un mondo a scatole cinesi dove incontravi una storia, ne trovavi un'altra che era ancora più drammatica di quella precedente e di quella successiva ancora. Sono andato avanti. La mia vita rimane la mia vita personale. Questo film ha a che fare con un inferno di situazioni che sono sempre più numerose e che sono sparse nel mondo. Non ha niente a che vedere con i confini italiani, ma con un problema mondiale, universale.

"Con La prima luce, Vincenzo Marra firma il suo film più convincente" (Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa)



2 / OTTOBRE

Venezia 72 in concorso
RABIN, THE LAST DAY

di Amos Gitai

Israele, Francia, 173'

METROPOLITAN h 20:30

Sarà presente il regista

Venezia 72 in concorso
RABIN, THE LAST DAY

di Amos Gitai

Israele, Francia, 173'

 

Venerdì 2 ottobre METROPOLITAN h 20:30

 

Sarà presente il regista

Sinossi
La sera di sabato 4 novembre 1995 il primo ministro Yitzhak Rabin viene ucciso al termine di un grande comizio politico organizzato nel centro di Tel Aviv. Il suo assassino, arrestato sulla scena del crimine, è un ebreo osservante di 25 anni. Le indagini su questo brutale omicidio rivelano l’esistenza di un mondo oscuro e terrificante che ha reso possibile questo atto tragico. Una sottocultura di odio alimentata da una retorica isterica, dalla paranoia e dagli intrighi politici. I rabbini estremisti che condannarono Rabin invocando un’oscura decisione talmudica. Gli eminenti politici di destra che parteciparono a una campagna di incitamento contro Rabin. I coloni israeliani militanti per cui la pace significava tradimento. E gli agenti di sicurezza che videro cosa stava per succedere e non riuscirono a evitarlo. Questo tributo al premio Nobel Yitzhak Rabin, in occasione del ventesimo anniversario della sua morte, getta luce su una crescente crisi dell’odio che affligge la società israeliana odierna. Amos Gitai coniuga magistralmente ricostruzioni fittizie e filmati d’archivio dell’attentato e dei momenti immediatamente successivi per creare un thriller politico che fa riflettere.

Commento del regista
Ero interessato ad analizzare i fattori che hanno portato all’assassinio di Rabin. Sono passati vent’anni. Le prospettive della pace sono svanite con i sogni di normalità degli anni novanta. Ma gli uomini che resero possibile l’omicidio del nostro primo ministro sono ancora a piede libero. Alcuni di loro flirtano oggi con il potere. Sono allarmato dalla crescente diffusione di una violenza di matrice religiosa nel cuore della società laica israeliana. È una malattia che potrebbe tranquillamente distruggere l’idea democratica su cui è stato fondato Israele. A mio avviso, alle sue origini Israele era un’impresa politica, non religiosa, una conclusione politica di una lunga storia di sofferenza vissuta dal popolo ebraico.

"Il convincente lavoro di Gitai, dal ritmo impeccabile e dalla musica inquietante e incalzante, è anche un'acuta riflessione sul potere dell'integralismo religioso di modificare la vita politica di una nazione e del mondo intero." (mymovies.it)

"Il The Last Day del titolo non è solo da intendersi come l'ultimo giorno di vita di Rabin, ma anche come l'ultima possibilità, nell'ottica del regista, di Israele di liberarsi dell'odio e dei conflitti e ricordare come lo Stato fu creato per scopi politici, più che per questioni religiose." (linkinmovies.it)



21 / OTTOBRE

Venezia 72 Venezia Classici
OTELLO (1951)

di Orson Welles 

Italia, Francia, Usa, 97’ v.o. italiano

Restauro digitale a cura di CSC - Cineteca Nazionale

Le mattine per le scuola PIERROT h 10:00

 

Venezia 72 Venezia Classici
OTELLO (1951)

di Orson Welles 

Italia, Francia, Usa, 97’ v.o. italiano

Restauro digitale a cura di CSC - Cineteca Nazionale

 

Mercoledì 21 Le mattine per le scuola PIERROT h 10:00

Giovedì 22 AMERICA HALL 20:30

 

Sinossi
Per colpa del perfido Jago, suo alfiere, il moro Otello, generale della Repubblica di Venezia, uccide per gelosia la moglie Desdemona e si dà la morte. Dal dramma (1604-05) di William Shakespeare. Primo film girato da O. Welles fuori dagli Stati Uniti tra innumerevoli traversie per mancanza di denaro. Incompreso quando uscì per la sua resa sanguigna e barbarica, espressionisticamente dilatata e frantumata, del dramma shakespeariano. Influenzato da Eisenstein. Vi compaiono Joseph Cotten come senatore e Joan Fontaine come paggio.

"Dopo una serie non molto numerosa, ma comunque eccezionale di films - sono infatti tutti un po’ una battaglia - Orson Welles è ancora considerato l’enfant terrible del cinema (e non solo del cinema) americano. Tutto quello che è in lui di genialità autentica e di spettacolare nonconformismo congiura a metterlo fuori del mondo ben regolato di Hollywood e a porlo in una luce tra di ammirazione spaurita e di diffidenza." (Mario Luzi, 1995)

"Il dramma sul «mostro dagli occhi verdi» - la gelosia - non è mai stato raccontato in modo così personale ed emozionante." (Irene Bignardi, 2008)



Venezia 72 Fuori Concorso
IN JACKSON HEIGHTS

di Frederick Wiseman

Usa, 190' (documentario)

ASTRA h 20:00

Venezia 72 Fuori Concorso
IN JACKSON HEIGHTS

di Frederick Wiseman

Usa, 190' (documentario)

 

Mercoledì 21 In esclusiva ASTRA h 20:00

Sinossi
Jackson Heights, nel Queens, a New York, è una delle comunità etnicamente e culturalmente più eterogenee degli Stati Uniti e del mondo. Ci sono immigrati da ogni paese del Sud America, da Messico, Bangladesh, Pakistan, Afghanistan, India e Cina. Alcuni sono cittadini, altri hanno la green card, altri ancora non hanno documenti. Le persone che abitano a Jackson Heights, nella loro diversità culturale, razziale ed etnica, sono rappresentative della nuova ondata di immigrati in America. Alcune delle questioni poste dal film – l’assimilazione, l’integrazione, l’immigrazione e le differenze culturali e religiose – sono comuni a tutte le principali città dell’Occidente. Il tema del film è la vita quotidiana delle persone di questa comunità: i loro affari, i loro centri comunitari, le loro religioni, e le loro vite politiche, culturali e sociali; nonché il conflitto tra il mantenimento dei legami con le tradizioni dei paesi di origine e il bisogno di imparare e adattarsi ai costumi e ai valori americani. Questo è il terzo film di Frederick Wiseman nell’ambito di una trilogia sulle comunità, gli altri sono Aspen e Belfast, Maine. In questi film, come in tutte le sue opere, il regista tenta di presentare un ritratto di ampio respiro della vita contemporanea.

Commento del regista
L’America è un paese di immigrati. Come nel XIX e nel XX secolo, molti si stabiliscono a New York. In Jackson Heights è un film su una comunità in cui si parlano 167 lingue e gli immigrati del Sud America e dell’Asia vivono e lavorano con i discendenti degli immigrati del XIX secolo, provenienti dall’Europa centrale e occidentale.

"Ancora una volta ad impressionare è la capacità di questo maestro assoluto della narrazione di riuscire a montare insieme il meglio della realtà. Le conversazioni reali che Wiseman rappresenta (un classico dei suoi documentari: il momento in cui alcuni esseri umani si confrontano pacificamente e razionalmente su un tema) riescono a restituire contemporaneamente il sapore reale di un’umanità che pare completamnete impermeabile alla presenza della videocamera […] La missione che Wiseman sembra aver inseguito per tutta la sua lunghissima carriera è quella di rappresentare la vita nel pianeta Terra durante il suo tempo" (mymovies.it)



Venezia 72 in concorso
HEART OF A DOG

di Laurie Anderson

Usa, 75’ v.o. inglese – s/t italiano

IN ESCLUSIVA CON UN MESSAGGIO VIDEO DI LAURIE ANDERSON

FILANGIERI h 21:00

Venezia 72 in concorso
HEART OF A DOG

di Laurie Anderson

Usa, 75’ v.o. inglese – s/t italiano

IN ESCLUSIVA CON UN MESSAGGIO VIDEO DI LAURIE ANDERSON

Prima della proiezione sarà consegnato il 13° Premio Lina Mangiacapre

 

Mercoledì 21 FILANGIERI h 21:00

Sinossi
Film-saggio, Heart of a Dog è un racconto personale che esplora i temi dell’amore, della morte e del linguaggio. La voce della regista è una presenza costante mentre, in un canto senza soluzione di continuità si snodano, come in una corrente, le storie del suo cane Lolabelle e di sua madre, le fantasie dell’infanzia, oltre a teorie filosofiche e politiche. Il linguaggio visivo spazia tra animazione, film a 8mm dell’infanzia dell’artista, immagini stratificate e grafica in movimento ad alta velocità. La musica, firmata dalla regista, percorre tutto il film con brani per violino solista, quartetti, canzoni ed elettronica ambient. Al centro di Heart of a Dog vi è una meditazione visiva e poetica sul “bardo”, il periodo di quarantanove giorni dopo la morte in cui l’identità viene frantumata e la coscienza si prepara a entrare in un’altra forma di vita. A Story About a Story mostra il calvario della regista nel periodo trascorso in ospedale, quando da bambina si ruppe la schiena, e come la storia divenne il suo modo di comprendere il collegamento tra eventi della realtà, autorità e memoria malfunzionante nella creazione di racconti. Teorie sul sonno, sull’immaginazione e sul disorientamento sono formulate come interrogativi sul tempo e sull’identità. È, questo, un pellegrinaggio? Da che parte andiamo?

Commento della regista
Come artista ho fatto musica, dipinti, installazioni, scultura e teatro. Ma sono soprattutto una narratrice. Fare Heart of a Dog mi ha permesso di tradurre la mia opera in una forma che non avevo mai utilizzato in questo modo. Benché io abbia spesso usato immagini su schermi multipli in performance multimediali, questa è la prima volta in cui cerco di collegare le storie in un film narrativo a struttura libera, ricorrendo a immagini e animazione per completare le frasi. La questione al centro di Heart of a Dog è: che cosa sono le storie? Come sono fatte e come sono raccontate? Dall’inizio alla fine mi ha guidato lo spirito di David Foster Wallace, il cui “ogni storia d’amore è una storia di fantasmi” è stato il mio mantra. Altre guide sono state per me Wittgenstein e Kierkegaard.

"Attraverso le certezze e le piccole sfide dell'amato rat terrier indaghiamo il mondo, la libertà e le paure." (Simona Santoni, Panorama)

"Laurie Anderson realizza […]un flusso di coscienza ininterrotto in cui il presente e il passato, il sogno e la realtà si mescolano per confluire in una confessione in cui il cuore aperto è il suo" (mymovies.it)



Venezia 72 Venezia Classici
AMARCORD (1973)

di Federico Fellini 

Italia, 123’

copia restaurata con materiali inediti scelti e montati da Giuseppe Tornatore

Cineteca di Bologna – Laboratorio del cinema ritrovato

LA PERLA h 20:30

Venezia 72 Venezia Classici
AMARCORD (1973)

di Federico Fellini 

Italia, 123’

copia restaurata con materiali inediti scelti e montati da Giuseppe Tornatore

Cineteca di Bologna – Laboratorio del cinema ritrovato

 

Mercoledì 21 LA PERLA h 20:30

Venerdì 23 Le mattinate per le scuole MODERNISSIMO h 10:00

Venerdì 23 ASTRA h 16:00

 

Sinossi
Rivisitazione tutta ricostruita e mai così vera della Rimini dei primi anni '30 col fascismo trionfante, l'apparizione notturna del transatlantico Rex, il passaggio delle Mille Miglia, la visita allo zio matto e la bella Gradisca. Vent'anni dopo I vitelloni F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. Oscar per il miglior film straniero.

Commento del regista
Ho parlato di cose che conosco, di me stesso, della mia famiglia, del mio paese, della neve, della pioggia, della prepotenza, della stupidità, dell'ignoranza, della fantasia, dei condizionamenti politici, religiosi; ho parlato della mia vita senza pretendere di ammonire nessuno né sbandierare filosofie o tantomeno trasmettere messaggi, ho parlato con umiltà e con senso proporzionato delle cose, e tutti possono capirlo. I personaggi del borgo di questo film (inventati o conosciuti che siano) proprio perché così limitati a quel borgo diventano improvvisamente non solo miei ma anche degli altri.

"Recensendo il trattamento di Amarcord scritto a due mani da Federico Fellini e da Tonino Guerra, fra le altre, avevo fatto la seguente osservazione e la seguente previsione. Osservazione. Più che «Mi ricordo», il libro avrebbe potuto con maggior pertinenza intitolarsi «Ci ricordiamo»: non certo perché a scriverlo erano in due." (Pier Paolo Pasolini, febbraio 1974)



22 / OTTOBRE

Venezia 72 Orizzonti
MOUNTAIN

di Yaelle Kayam

Israele, Danimarca, 83’ v.o. ebraico - s/t italiano, inglese

ASTRA h 18:00

Venezia 72 Orizzonti
MOUNTAIN

di Yaelle Kayam

Israele, Danimarca, 83’ v.o. ebraico - s/t italiano, inglese

 

Giovedì 22 ASTRA h 18:00

Sinossi
Un’ebrea devota vive con la sua famiglia nel cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme. Durante il giorno, quando suo marito e i figli sono a scuola, lei resta da sola. Fa passeggiate nel cimitero cercando di sottrarsi agli interminabili lavori domestici. Di sera tenta di avvicinarsi al marito. Tra i due c’è una grande distanza. Una sera, per la frustrazione, esce di casa come una furia e si aggira nel cimitero. Allora assiste a una scena sconvolgente: un uomo e una donna stanno facendo sesso su una lastra tombale. Eccitata da questa visione, la donna comincia a esplorare questo nuovo mondo notturno e intanto cerca di mantenere una facciata di normalità nella sua routine quotidiana. Finché un giorno non ce la fa più.

Commento della regista
Mi interessa esplorare i personaggi attraverso l’uso del paesaggio e collocarli in contesti estremi che al tempo stesso li limitano e rendono possibile la loro trasformazione. Nel mio cortometraggio Diploma, ho seguito i dilemmi e gli sforzi di un ragazzino palestinese nello scenario più unico che raro della città di Hebron. In questo film vorrei esplorare il turbamento fisico e spirituale di una donna in un luogo incredibilmente carico di significato, nel punto di intersezione delle tre principali religioni monoteistiche del mondo.

"Yaelle Kayam realizza un film asciutto e crudele, fortemente ancorato al rituale dei gesti, nel loro passaggio impercettibile dalla lettura sacra a quella secolare" (indie-eye.it)

 "Lo spazio - il modo in cui unisce e separa - è fondamentale per lo Stato di Israele ed è al centro del lungometraggio di debutto di Yaelle Kayam" (cineuropa.org)



Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
KALO POTHI (LA GALLINA NERA)

di Min Bahadur Bham

Nepal, Germania, Svizzera, Francia 90’ v.o. nepalese – s/t italiano, inglese

Premio Fedeora Miglior film – SIC

Interviene il regista Min Bahadur Bham

ASTRA h 19:30

Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
KALO POTHI (LA GALLINA NERA)

di Min Bahadur Bham

Nepal, Germania, Svizzera, Francia 90’ v.o. nepalese – s/t italiano, inglese

Premio Fedeora Miglior film – SIC

Interviene il regista Min Bahadur Bham

 

Giovedì 22 ASTRA h 19:30

Sinossi
Nel corso della cosiddetta guerra civile che ha dilaniato il Nepal per 10 anni, dal 1996 al 2006, contrapponendo l’esercito regolare ai rivoluzionari di ispirazione maoista, Prakash e Kiran sono due ragazzini che l’appartenenza a due diverse caste divide, ma l’amicizia e l’età uniscono. Una gallina bianca, rubata in un campo di grano, diventa la loro speranza. Allevandola, Prakash pensa di poter racimolare quel tanto di denaro per permettere alla sorella Bijuli almeno gli studi. Ma la gallina passa inaspettatamente di mano e servirà dell’ingegno per farla tornare ai piccoli proprietari.

Commento del regista
Sono cresciuto in un paesaggio bellissimo, accarezzato dalla brezza dell’Himalaya ma tra quella bellezza si celava un aspetto cupo: incatenati alla povertà, all’analfabetismo e ai tabù, viviamo in una società profondamente divisa in caste. È stato difficile dover accettare di non poter giocare con il mio migliore amico solo perché apparteneva a una casta inferiore. Questo è il tema principale del film: la vera storia di due amici che crescono in una società divisa durante la rivolta maoista. Una storia sulla complessità dell’amicizia e della nostra società, una riflessione sulle usanze arcaiche che ancora predominano in Nepal. Oggi, nonostante siano trascorsi molti anni, il passato continua a perseguitarmi.

"La scelta di un punto di vista neutrale e interno agli eventi – lo sguardo trasognato del protagonista – colloca la vicenda su un piano quasi favolistico che impiega le convenzioni del genere per veicolare un messaggio semplice e universale: la proverbiale gallina dalle uova d’oro diventa una miniera di speranze in grado, forse, di cambiare il futuro di chi le sta intorno." (sentieriselvaggi.it)



Venezia 72 Venezia Classici
OTELLO (1951)

di Orson Welles 

Italia, Francia, Usa, 97’ v.o. italiano

Restauro digitale a cura di CSC - Cineteca Nazionale

AMERICA HALL 20:30

 

Venezia 72 Venezia Classici
OTELLO (1951)

di Orson Welles 

Italia, Francia, Usa, 97’ v.o. italiano

Restauro digitale a cura di CSC - Cineteca Nazionale

 

Mercoledì 21 Le mattine per le scuola PIERROT h 10:00

Giovedì 22 AMERICA HALL 20:30

 

Sinossi
Per colpa del perfido Jago, suo alfiere, il moro Otello, generale della Repubblica di Venezia, uccide per gelosia la moglie Desdemona e si dà la morte. Dal dramma (1604-05) di William Shakespeare. Primo film girato da O. Welles fuori dagli Stati Uniti tra innumerevoli traversie per mancanza di denaro. Incompreso quando uscì per la sua resa sanguigna e barbarica, espressionisticamente dilatata e frantumata, del dramma shakespeariano. Influenzato da Eisenstein. Vi compaiono Joseph Cotten come senatore e Joan Fontaine come paggio.

"Dopo una serie non molto numerosa, ma comunque eccezionale di films - sono infatti tutti un po’ una battaglia - Orson Welles è ancora considerato l’enfant terrible del cinema (e non solo del cinema) americano. Tutto quello che è in lui di genialità autentica e di spettacolare nonconformismo congiura a metterlo fuori del mondo ben regolato di Hollywood e a porlo in una luce tra di ammirazione spaurita e di diffidenza." (Mario Luzi, 1995)

"Il dramma sul «mostro dagli occhi verdi» - la gelosia - non è mai stato raccontato in modo così personale ed emozionante." (Irene Bignardi, 2008)



Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
TANNA

di Martin Butler, Bentley Dean

Australia, Vanuatu, 104’ v.o. vanuatu, inglese – s/t italiano

IN ESCLUSIVA

Premio del Pubblico Settimana della Critica

ASTRA h 21:00

Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
TANNA

di Martin Butler, Bentley Dean

Australia, Vanuatu, 104’ v.o. vanuatu, inglese – s/t italiano

IN ESCLUSIVA

Premio del Pubblico Settimana della Critica

 

Giovedì 22 ASTRA h 21:00

Sabato 24 ASTRA h 18:00

Sinossi
In una società tribale del Pacifico meridionale, una ragazza, Wawa, si innamora di Dain, il nipote del capo tribù. Quando una guerra fra gruppi rivali si inasprisce, a sua insaputa Wawa viene promessa in sposa ad un altro uomo come parte di un accordo di pace. Così i due innamorati fuggono, rifiutando il destino già scelto per la ragazza. Dovranno però scegliere fra le ragioni del cuore e il futuro della loro tribù, mentre gli abitanti del villaggio lottano per preservare la loro cultura tradizionale anche a fronte di richieste di libertà individuale sempre più incalzanti.

Commento dei registi
Nasce da un bisogno egoista quasi, volevo (Bentley Dean, ndr) far avvicinare i miei figli a un mondo e a una cultura completamente diversi da quelli occidentali, far loro conoscere l'altro. Io e Martin (Butler, ndr) abbiamo lavorato a un progetto insieme, un documentario, poi gli ho parlato di quest'isola e dell'idea del film e siamo approdati insieme alla realizzazione di questo lavoro.

"Dean e Butler hanno forse colto l’essenza di una tradizione lontanissima, storicamente e geograficamente, dalla visione occidentale. Qui tempo e spazio si fermano per un attimo, e lo sguardo dei registi si avvicina in punta di piedi per non intaccare la verginità di quei luoghi, fino ad aderire completamente alla realtà dei corpi, dei colori del cielo, della flora esplosa senza freno, del vulcano che vigila dall’alto dell’isola" (indie-eye.it)



23 / OTTOBRE

Venezia 72 Venezia Classici
AMARCORD (1973)

di Federico Fellini 

Italia, 123’

copia restaurata con materiali inediti scelti e montati da Giuseppe Tornatore

Cineteca di Bologna – Laboratorio del cinema ritrovato

Le mattinate per le scuole MODERNISSIMO h 10:00

 

 

Venezia 72 Venezia Classici
AMARCORD (1973)

di Federico Fellini 

Italia, 123’

copia restaurata con materiali inediti scelti e montati da Giuseppe Tornatore

Cineteca di Bologna – Laboratorio del cinema ritrovato

 

Mercoledì 21 LA PERLA h 20:30

Venerdì 23 Le mattinate per le scuole MODERNISSIMO h 10:00

Venerdì 23 ASTRA h 16:00

 

Sinossi
Rivisitazione tutta ricostruita e mai così vera della Rimini dei primi anni '30 col fascismo trionfante, l'apparizione notturna del transatlantico Rex, il passaggio delle Mille Miglia, la visita allo zio matto e la bella Gradisca. Vent'anni dopo I vitelloni F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. Oscar per il miglior film straniero.

Commento del regista
Ho parlato di cose che conosco, di me stesso, della mia famiglia, del mio paese, della neve, della pioggia, della prepotenza, della stupidità, dell'ignoranza, della fantasia, dei condizionamenti politici, religiosi; ho parlato della mia vita senza pretendere di ammonire nessuno né sbandierare filosofie o tantomeno trasmettere messaggi, ho parlato con umiltà e con senso proporzionato delle cose, e tutti possono capirlo. I personaggi del borgo di questo film (inventati o conosciuti che siano) proprio perché così limitati a quel borgo diventano improvvisamente non solo miei ma anche degli altri.

"Recensendo il trattamento di Amarcord scritto a due mani da Federico Fellini e da Tonino Guerra, fra le altre, avevo fatto la seguente osservazione e la seguente previsione. Osservazione. Più che «Mi ricordo», il libro avrebbe potuto con maggior pertinenza intitolarsi «Ci ricordiamo»: non certo perché a scriverlo erano in due." (Pier Paolo Pasolini, febbraio 1974)



Venezia 72 Venezia Classici
AMARCORD (1973)

di Federico Fellini 

Italia, 123’

copia restaurata con materiali inediti scelti e montati da Giuseppe Tornatore

Cineteca di Bologna – Laboratorio del cinema ritrovato

ASTRA h 16:00

 

Venezia 72 Venezia Classici
AMARCORD (1973)

di Federico Fellini 

Italia, 123’

copia restaurata con materiali inediti scelti e montati da Giuseppe Tornatore

Cineteca di Bologna – Laboratorio del cinema ritrovato

 

Mercoledì 21 LA PERLA h 20:30

Venerdì 23 Le mattinate per le scuole MODERNISSIMO h 10:00

Venerdì 23 ASTRA h 16:00

 

Sinossi
Rivisitazione tutta ricostruita e mai così vera della Rimini dei primi anni '30 col fascismo trionfante, l'apparizione notturna del transatlantico Rex, il passaggio delle Mille Miglia, la visita allo zio matto e la bella Gradisca. Vent'anni dopo I vitelloni F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. Oscar per il miglior film straniero.

Commento del regista
Ho parlato di cose che conosco, di me stesso, della mia famiglia, del mio paese, della neve, della pioggia, della prepotenza, della stupidità, dell'ignoranza, della fantasia, dei condizionamenti politici, religiosi; ho parlato della mia vita senza pretendere di ammonire nessuno né sbandierare filosofie o tantomeno trasmettere messaggi, ho parlato con umiltà e con senso proporzionato delle cose, e tutti possono capirlo. I personaggi del borgo di questo film (inventati o conosciuti che siano) proprio perché così limitati a quel borgo diventano improvvisamente non solo miei ma anche degli altri.

"Recensendo il trattamento di Amarcord scritto a due mani da Federico Fellini e da Tonino Guerra, fra le altre, avevo fatto la seguente osservazione e la seguente previsione. Osservazione. Più che «Mi ricordo», il libro avrebbe potuto con maggior pertinenza intitolarsi «Ci ricordiamo»: non certo perché a scriverlo erano in due." (Pier Paolo Pasolini, febbraio 1974)



Venezia 72 Giornate degli Autori
UNDERGROUND FRAGRANCE

di Song Pengfei

Francia, Cina, 75' v.o. mandarino – s/t inglese, italiano

Premio Fedeora Miglior film – GdA

Intervengono Annamaria Palermo e Giorgio Gosetti

Evento in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Orientale di Napoli nell’ambito di MILLEUNACINA 2015

ASTRA h 18:00

Venezia 72 Giornate degli Autori
UNDERGROUND FRAGRANCE

di Song Pengfei

Francia, Cina, 75' v.o. mandarino – s/t inglese, italiano

Premio Fedeora Miglior film – GdA

Intervengono Annamaria Palermo e Giorgio Gosetti

Evento in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Orientale di Napoli nell’ambito di MILLEUNACINA 2015

 

Venerdì 23 ASTRA h 18:00

Sinossi
Primavera a Pechino. Nella periferia della città si incrociano i destini del giovane Yong Le, emigrato dal Sud che si guadagna da vivere aggiustando e rivendendo oggetti di seconda scelta, e di Old Jin, impresario edile a un passo dalla bancarotta. Yong Le vive nel sottosuolo dove, in seguito a un incidente che lo priva temporaneamente della vista, incontrerà l'amore di Xiaoyun; Old Jin vive in superficie, aggirandosi per il cantiere del complesso residenziale, che forse non riuscirà mai a vendere, e nascondendo la verità alla sua famiglia. Metafora di una Cina in piena trasformazione che cela i suoi drammi sotto la superficie del decoro e dell'apparenza.

Commento del regista
Dopo i miei studi a Parigi sono tornato in Cina e ho realizzato che c'erano stati molti cambiamenti durante la mia assenza. Un mio amico mi portò dove viveva, nel sottosuolo: mi stupii perché nei posti che mi erano tanto familiari non sapevo ci fosse quel mondo, era una cosa nuova per me. Quindi quando mi sono inoltrato nel sottosuolo con il mio amico ho visto cinesi venuti da ogni parte ed avevano tutti dei dettagli propri, delle cianfrusaglie appese ai muri, era molto cinematografico. Così ho deciso di fare un film su questa condizione che avevo vissuto anch'io quando studiavo a Parigi, la sensazione del sentirsi alla deriva, di galleggiare.

"Pengfei, regista all’esordio nel lungometraggio, racconta di vite sradicate e dei “guasti provocati dai progetti di delocalizzazione” sul tessuto familiare della società cinese. Ne esce fuori un quadro agghiacciante, come sempre più di frequente la cinematografia cinese che arriva in occidente continua a documentare." (cinematografo.it)

"Ritratto di una società in piena trasformazione, stratificata, dove chi sta sotto (in senso letterale e metaforico) aspira ad andare in superficie, Underground Fragrance coniuga la sottile rappresentazione di un nuovo mondo e delle sue contraddizioni con la poetica, tutta asiatica, dell’amore appena accennato e del non detto" (cineuropa.org)
 



Venezia 72 in concorso
BEHEMOTH

di Zhao Liang

Cina, Francia, 95’ v.o. cinese –s/t italiano

Premio SIGNIS

Interviene il regista Zhao Liang

Evento in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Orientale di Napoli nell’ambito di MILLEUNACINA 2015

ASTRA h 20:00

Venezia 72 in concorso
BEHEMOTH

di Zhao Liang

Cina, Francia, 95’ v.o. cinese –s/t italiano

Premio SIGNIS

Interviene il regista Zhao Liang

Evento in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Orientale di Napoli nell’ambito di MILLEUNACINA 2015

 

Venerdì 23 ASTRA h 20:00

 

Sinossi
Sotto il sole, la celestiale bellezza delle distese erbose sarà presto consumata dalla polvere delle miniere. Tra le ceneri e il frastuono causati dalle pesanti attività minerarie, i pascoli si riducono e ai pastori non resta che partire. Al chiaro di luna le miniere di ferro sono illuminate a giorno. I lavoratori che azionano le trivelle devono rimanere svegli. È una dura lotta, contro le macchine e contro se stessi. Nel frattempo, i minatori sono occupati a riempire di carbone i camion. Con indosso una maschera di polvere, diventano creature simili a fantasmi. Un’infinita coda di autocarri trasporterà i minerali di ferro e di carbone alla fonderia, dove è intrappolata un’altra folla di anime che brucia all’inferno. All’ospedale, il tempo si accumula, sospeso nelle mani dei minatori. Dopo decenni passati a respirare la polvere di carbone, la morte è dietro l’angolo, e loro vivono un’esistenza da purgatorio.
Ma alla fine non ci sarà nessun paradiso.

Commento del regista
Il comportamento umano si contraddistingue per follia e assurdità. Non siamo mai riusciti a liberarci dall’avidità e dall’arroganza, così il viaggio a spirale della civiltà si viene a riempire di deviazioni e regressioni. Sembra di essere posseduti da una forza mostruosa e invincibile, invece siamo noi a creare questa bestia invisibile. È la nostra volontà; siamo al tempo stesso vittime e carnefici. Nella Divina Commedia, Dante attraversa in sogno l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. In Behemoth mi sono ispirato a Dante e ho descritto un’enorme catena industriale, in cui i colori rosso, grigio e blu rappresentano rispettivamente i tre regni danteschi. Attraverso lo sguardo contemplativo del film, analizzo le condizioni di vita dei lavoratori e l’insensato sviluppo urbano. È la mia meditazione critica sulla civiltà moderna, in cui si accumula ricchezza mentre l’uomo perisce.

"Al regista riesce un notevole innesto, o meglio ancora, ibrido riuscito, tra documentario d’autore (descrittivo, o quasi denuncia pedagogica) e il documentario di poesia, volto a creare immagini di condensazione simbolica, spesso sofisticata, e immagini semplici, volte a trovare l’umano, a sapere vedere di nuovo i volti, la loro verità, la loro sofferenza. Nella costruzione d’immagini poetiche raffinate e sofisticate, emerge una seconda ibridazione, quella con l’arte contemporanea, con le installazioni, video e non." (Francesco Boille, L'Internazionale)

"Zhao Liang gira un documentario politico nelle intenzioni, che riguarda la Cina e lei soltanto, finendo però con lo strutturarne pure un altro, non meno urgente, sulla svolta antropologica che riguarda l’intero globo. Dunque l’uomo, il suo devastante allontanamento da sé stesso man mano che perde il contatto non solo con la natura, col proprio lavoro, ma con la realtà. […] L’uomo, sempre lui: il solo in grado di costruirsi il peggiore degli inferni ed avere l'ardire di crederlo il migliore dei paradisi." (cineblog.it)



Venezia 72 Speciale Giornate degli Autori
MAGMA

di Carlo Luglio

Italia,  65’

Intervengono il regista e i protagonisti. Introduce Giorgio Gosetti, Direttore delle Giornate degli autori
MODERNISSIMO h 21:00

Venezia 72 Speciale Giornate degli Autori
MAGMA

di Carlo Luglio

Italia,  65’

Intervengono il regista e i protagonisti. Introduce Giorgio Gosetti, Direttore delle Giornate degli autori
 

Venerdì 23 MODERNISSIMO h 21:00

Sinossi
Il viaggio di un percussionista mediterraneo alle pendici del Vesuvio, che ci lascia scoprire un mondo magico e struggente di attempati contadini carichi di vitalità, e che si traduce in racconti di saggezza popolare. Devoti al culto della Madonna del Monte Somma, cantano, suonano e ballano musiche tradizionali sprigionando la frenesia e il magma delle viscere di terre antiche sempre in fermento.



Venezia 72 Giornate degli Autori
ISLAND CITY

di Ruchika Oberoi

India, 110’ v.o. hindi – s/t inglese, italiano

Premio Fedeora Miglior regista esordiente

ASTRA h 22:00

Venezia 72 Giornate degli Autori
ISLAND CITY

di Ruchika Oberoi

India, 110’ v.o. hindi – s/t inglese, italiano

Premio Fedeora Miglior regista esordiente

 

Venerdì 23 ASTRA h 22:00

Sinossi
Tre storie, annodate tra loro dalla casualità del destino, sullo sfondo di una città, Mumbai, che cambia a vista d'occhio, e di un paese, l'India, che non si riconosce più. Nella prima si racconta la tragicomica giornata di un impiegato che la ditta vuole costringere a divertirsi ad ogni costo. Nella seconda seguiamo la trasformazione di una famiglia in seguito all'incidente che mette in fin di vita il padre-padrone e all'irrompere nelle loro giornate di una soap-opera di successo. Nella terza si mostra l'impossibilità dell'amore in un pianeta robotizzato. A riunire le vicende, la stessa consapevolezza di quanto sia difficile essere umani in un mondo che ci schiaccia.

Commento del regista
Ho pensato che sarebbe stato interessante fare un film su tre personaggi diversi con tre punti di vista differenti senza un tema rigoroso che li connette, ma sciolti l'uno dall'altro. Non volevo fare un film su Bombay, volevo trattare il controllo, l'autorità, e chiedermi quanta libertà abbiamo effettivamente, anche in tempi in cui l'economia sta crescendo e abbiamo un senso di libertà individuale. Bombay è presente, perché crea quest'isolamento, molte persone che vengono da fuori e si stabiliscono in città vengono poi tagliate fuori dalle proprie famiglie. Bombay è e può essere un posto davvero vuoto.

"L’alienazione è il minimo comun denominatore di questo trittico di racconti ambientati a Bombay, che pur volendo fare una panoramica sulle varie classi sociali che popolano la megalopoli, parifica ognuno dei personaggi unendoli in un senso di solitudine che li accompagna a ogni scena, nonostante i palliativi e le ricerche di impossibili vie di fuga nei confronti di una realtà socio economica invasiva e schiacciante." (sentieriselvaggi.it)



24 / OTTOBRE

Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
TANNA

di Martin Butler, Bentley Dean

Australia, Vanuatu, 104’ v.o. vanuatu, inglese – s/t italiano

IN ESCLUSIVA

Premio del Pubblico Settimana della Critica

ASTRA h 18:00

Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
TANNA

di Martin Butler, Bentley Dean

Australia, Vanuatu, 104’ v.o. vanuatu, inglese – s/t italiano

IN ESCLUSIVA

Premio del Pubblico Settimana della Critica

 

Giovedì 22 ASTRA h 21:00

Sabato 24 ASTRA h 18:00

Sinossi
In una società tribale del Pacifico meridionale, una ragazza, Wawa, si innamora di Dain, il nipote del capo tribù. Quando una guerra fra gruppi rivali si inasprisce, a sua insaputa Wawa viene promessa in sposa ad un altro uomo come parte di un accordo di pace. Così i due innamorati fuggono, rifiutando il destino già scelto per la ragazza. Dovranno però scegliere fra le ragioni del cuore e il futuro della loro tribù, mentre gli abitanti del villaggio lottano per preservare la loro cultura tradizionale anche a fronte di richieste di libertà individuale sempre più incalzanti.

Commento dei registi
Nasce da un bisogno egoista quasi, volevo (Bentley Dean, ndr) far avvicinare i miei figli a un mondo e a una cultura completamente diversi da quelli occidentali, far loro conoscere l'altro. Io e Martin (Butler, ndr) abbiamo lavorato a un progetto insieme, un documentario, poi gli ho parlato di quest'isola e dell'idea del film e siamo approdati insieme alla realizzazione di questo lavoro.

"Dean e Butler hanno forse colto l’essenza di una tradizione lontanissima, storicamente e geograficamente, dalla visione occidentale. Qui tempo e spazio si fermano per un attimo, e lo sguardo dei registi si avvicina in punta di piedi per non intaccare la verginità di quei luoghi, fino ad aderire completamente alla realtà dei corpi, dei colori del cielo, della flora esplosa senza freno, del vulcano che vigila dall’alto dell’isola" (indie-eye.it)



Venezia 72 Fuori Concorso
NON ESSERE CATTIVO

di Claudio Caligari

Italia, 100’

EVENTO SPECIALE CLAUDIO CALIGARI CON VALERIO MASTANDREA

Fuori Concorso. Candidato agli Oscar 2016

Interviene il produttore Valerio Mastandrea

ASTRA h 20:00

Venezia 72 Fuori Concorso
NON ESSERE CATTIVO

di Claudio Caligari

 

Italia, 100’

EVENTO SPECIALE CLAUDIO CALIGARI CON VALERIO MASTANDREA

Fuori Concorso. Candidato agli Oscar 2016

Interviene il produttore Valerio Mastandrea

 

Sabato 24 ASTRA h 20:00

Sinossi
1995, Ostia. Vittorio e Cesare hanno poco più di vent’anni e non sono solo amici da sempre: sono “fratelli di vita”. Una vita di eccessi: notti in discoteca, macchine potenti, alcool, droghe sintetiche e spaccio di cocaina. Vivono in simbiosi ma hanno anime diverse, entrambi alla ricerca di una loro affermazione. L’iniziazione all’esistenza per loro ha un costo altissimo e vittorio col tempo inizia a desiderare una vita diversa: incontra Linda e per salvarsi prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Si ritrovano qualche tempo dopo e Vittorio cerca di coinvolgere l’amico nel lavoro. Cesare, dopo qualche resistenza, accetta: sembra finalmente intenzionato a cambiare vita, frequenta Viviana (una ex di Vittorio) e sogna di costruire una famiglia insieme a lei. Ancora una volta però il richiamo della strada avrà la meglio sui suoi propositi. Nonostante le continue cadute dell’amico – e anche a dispetto delle discussioni che deve affrontare con linda su questo punto – Vittorio non abbandonerà mai veramente Cesare, in virtù del legame fortissimo che li unisce e nella speranza di poter guardare al futuro con occhi nuovi. Insieme.

Commento del regista
Dopo Amore tossico sulla colonizzazione delle borgate pasoliniane a opera dell’eroina, Non essere cattivo racconta il mutato consumo e commercio di stupefacenti. Non è un semplice spaccato fenomenologico del nuovo mondo tossico, ma, più ambiziosamente, la fotografia dell’esito finale del mondo pasoliniano: oggi Accattone va in discoteca, consuma e spaccia cocaina e pastiglie... La ricerca sul campo è stata fondamentale e ha portato alla luce una miniera di fatti e racconti di vita: un quadro antropologico impressionante per quantità e verità, da cui, più che un nuovo Accattone o un nuovo Amore tossico, potrebbe forse uscirne un nuovo Mean Streets.

"Non essere cattivo è il più bel film italiano visto finora aVenezia, e uno dei più riusciti in assoluto. […] L'energia e la speranza che Caligari ha portato al Lido, assente più presente di tutti." (Concita de Gregorio, La Repubblica)

"Molta della forza del film, oltre alla capacità di rendere i luoghi e a creare scene forti, viene anche dai due protagonisti, Luca Marinelli e Alessandro Borghi, alle prese con personaggi non facili. La loro è una delle migliori performance d'attori del cinema italiano recente." (Emiliano Morreale, L'Espresso)

"La fotografia (di Maurizio Calvesi), lucida e colorata al neon, crea un 3D "de noantri", un bassorilievo pagano. Anche l'archeologia suburbana è messa a frutto per delineare un universo coatto e coattante, un pianeta selvaggio dove è inevitabile sentirsi marziani, come marziano doveva sentirsi Caligari rispetto a gran parte della inciviltà contemporanea." (mymovies.it)



Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
BAGNOLI JUNGLE

di Antonio Capuano

Italia, 100’

EVENTO SPECIALE CON ANTONIO CAPUANO

Intervengono Antonio Capuano, i protagonisti e i produttori

LA PERLA h 20:30

Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
BAGNOLI JUNGLE

di Antonio Capuano

Italia, 100’

EVENTO SPECIALE CON ANTONIO CAPUANO

Intervengono Antonio Capuano, i protagonisti e i produttori

 

Sabato 24 LA PERLA h 20:30

Sinossi
Tre capitoli. Tre generazioni. Giggino sempre in corsa, poeta nei ristoranti, ladruncolo di strada. 50 anni. Suo padre Antonio, pensionato dell’Italsider, nostalgico della fabbrica e di quel che rappresentò. Conoscitore e divulgatore delle gesta di Maradona. 80 anni e anche più. Infine Marco, garzone di salumeria, alla rincorsa di un futuro ma senza sapere come si fa. 18 anni. Intorno a loro la giungla di un popoloso quartiere, Bagnoli, in una grande città, Napoli. Dove un senso si è perduto e un altro non è stato ancora trovato.

Commento del regista
Bagnoli oggi è una landa abbandonata, una steppa. Un tempo qui c’è stato un tessuto sociale fatto di partecipazione, di civiltà, di speranza nel progresso. È un destino infame. Il mio film è un lavoro che rappresenta un grande dolore, la ferita di una città. Fino agli anni Novanta sembrava che Napoli potesse avere un futuro, ora non so. Il mio film l’ho fatto per protesta o per intuito ma più probabilmente per legittima difesa. Il mio sogno per Bagnoli è una selva di alberi fin sopra il mare.

"La giungla di Bagnoli si scaglia all'attenzione dello spettatore come mondo circense e giullaresco, per poi rivelarsi un inferno dominato da quell'ex acciaieria che si eleva come un imponente fantasma a vegliare e maledire i suoi abitanti." (farefilm.it)

Antonio Capuano con questo film guerrigliero e sgangherato tira fuori il suo lavoro più vicino alla rabbia iconoclasta degli esordi (sentieriselvaggi.it)

 

 



Venezia 72 Orizzonti
FREE IN DEED

di Jake Mahaffy

Usa, Nuova Zelanda, 98’ v.o. inglese – s/t italiano

Premio Orizzonti per il Miglior Film

ASTRA h 22:00

Venezia 72 Orizzonti
FREE IN DEED

di Jake Mahaffy

Usa, Nuova Zelanda, 98’ v.o. inglese – s/t italiano

Premio Orizzonti per il Miglior Film

 

Sabato 24 ASTRA h 22:00

Sinossi
Ambientato nel caratteristico mondo delle chiese di fortuna ricavate nei locali di un negozio e basato su fatti veri, Free in Deed ritrae i tentativi di un uomo di compiere un miracolo. Quando una madre single porta il figlio in chiesa per farlo guarire, questo solitario pastore pentecostale è costretto ad affrontare la malattia del bambino che appare incurabile... e anche i propri demoni. Più prega, più le cose sembrano sfuggirgli di mano.
 

Commento del regista
Come può un uomo far morire un bambino credendo di aiutarlo? Questa era la domanda che aveva sconvolto la gente più di dodici anni fa alla notizia di una guarigione religiosa andata male. Ed è anche la domanda che ha avviato questo progetto, dodici anni fa. “Imporre le mani” su qualcuno per liberarlo da ogni sofferenza è una pratica religiosa comune. Se il sofferente resiste, o gli spiriti che lo tormentano si oppongono, bisogna in qualche modo contenerlo. Free in Deed è una tragedia estatica su un uomo dalle buone intenzioni, costretto a dimostrare l’amore di Dio, ma incapace di relazionarsi in qualsiasi modo con chi lo circonda.

"Un film forte, urticante, che non può non lasciare il segno nello spettatore, che esce dalla sala con la forte sensazione che, se Dio esiste, si deve essere dimenticato di noi." (nonsolocinema.com)

"Jake Mahaffy ha prodotto un’opera di notevole fattura e di straziante tragicità, in cui ad una regia che “non si vede” si affianca anche una ottima conoscenza tecnica del mezzo filmico, finanche della storia del cinema" (filmtv.it)

 



25 / OTTOBRE

Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
MONTANHA

di João Salaviza

Portogallo, Francia, 88’ v.o. portoghese – s/t italiano, inglese

ASTRA h 20:00

Venezia 72 Settimana Internazionale della Critica
MONTANHA

di João Salaviza

Portogallo, Francia, 88’ v.o. portoghese – s/t italiano, inglese

 

Domenica 25 ASTRA h 20:00

Sinossi
Una calda estate a Lisbona. David, 14 anni, attende l’imminente morte del nonno, ma si rifiuta di fargli visita temendo il peso di questa terribile perdita. Sua madre, Mónica, passa le notti in ospedale. Il vuoto che il nonno sta lasciando costringe David a diventare l’uomo di casa. Ma lui non si sente pronto ad assumere questo nuovo ruolo eppure, senza accorgersene, più cerca di sfuggire all’età adulta, più gli si avvicina.

Commento del regista
Per me era importante sentire che stavo facendo un film sui teenager, con qualche cenno di naturalismo nel modo in cui loro recitano e si comportano.  Montanha è un film in qualche modo retrospettivo come anche i corti che ho realizzato prima. In un certo senso, questo lungometraggio è una sorta di conclusione di un ciclo. Sono affascinato dall’adolescenza, c’è una sorta di animalità nell’adolescenza che è molto affascinante, l’idea di qualcuno che sta cambiando molto rapidamente davanti alla macchina da presa.

"Un'opera prima convincente, matura che tratteggia in maniera vivida, senza infingimenti il racconto della vita di un ragazzo di periferia nel momento del primo passaggio verso l'età adulta" (linkinmovies.it)
 



Venezia 72 Fuori Concorso
GLI UOMINI DI QUESTA CITTA’ NON LI CONOSCO

di Franco Maresco

Italia, 88’

EVENTO SPECIALE CON FRANCO MARESCO

Intervengono Franco Maresco e Bruno Roberti

ASTRA h 18:00

Venezia 72 Fuori Concorso
GLI UOMINI DI QUESTA CITTA’ NON LI CONOSCO

di Franco Maresco

Italia, 88’

EVENTO SPECIALE CON FRANCO MARESCO

Intervengono Franco Maresco e Bruno Roberti

 

Domenica 25 ASTRA h 18:00

Sinossi
La vita e l’opera di Franco Scaldati, che ci ha lasciati nel 2013 e che è stata una delle figure più significative della seconda metà del novecento europeo. Resta nella sua opera l’irripetibile rappresentazione di un’umanità marginale, sconosciuta e ormai scomparsa nella sua essenza. Il suo percorso è stato sinonimo di radicalità e impegno nel farsi portatore di un’idea di teatro lontana dagli schemi tradizionali. Una voce forte, contro l’ipocrisia del “potere”, che affermava: “Tutto sommato, vorrei essere la coscienza critica del teatro italiano, vorrei essere la spina nel fianco, ma so che gli altri se ne fregano e non mi considerano tale [...] Un teatro che sia portatore di poesia, poesia violenta, che chiede implicitamente un cammino più solidale fra gli uomini, senza guardarsi allo specchio, senza appagarsi di se stesso, cosi` come sembra essere tutto il teatro italiano di oggi”.

Commento del regista
“La bellezza è degli sconfitti. Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso, è inevitabilmente sconfitto. E` qui il seme che crea e si traduce in futuro, vita: una sconfitta di straordinaria bellezza. Le facce degli sconfitti, le loro voci, continuano ad esistere. Sono i vin- citori che non esisteranno più. Questo è il grande splendore dell’esistenza”. (Franco Scaldati)
Il teatro di Franco Scaldati è uno straordinario esempio di resistenza morale e culturale di fronte alla barbarie che avanza senza tregua. E` stato per me un privilegio averlo conosciuto ed essere stato suo amico. Spero con questo mio documentario di contribuire alla conoscenza di un grande poeta e di un grande uomo, la cui arte ha tanto da dire a questa nostra generazione confusa e disperatamente sola.

"Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati è potente Cinema di disobbedienza, omaggio a un artista unico ma anche analisi lucida e disperata del declino culturale della nostra società. Un grido di dolore di fronte al quale nessuno può rimanere indifferente, che si articola nelle parole di Scaldati: “A che serve il teatro? È una forma d’arte che implica immediatamente l’uomo, che obbliga a vivere, a incontrarsi e scontrarsi”. E la pellicola di Maresco sembra sottolineare questo messaggio: si oppone e si batte per obbligarci a vivere." (linkinmovies.it)



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