Nel caos di Mumbai, quattro migranti cercano amore e senso di appartenenza in una città che concede ben poco. Karim, un omosessuale schivo, vive con Ameena, responsabile di un bar, che ha sposato per pietà dopo che il loro villaggio è stato distrutto da un’inondazione. Ameena desidera sentirsi amata e si aggrappa a lettere misteriose che le promettono la tenerezza che la vita le ha negato. Sukka, un ladruncolo in cerca di riscatto dalla casta, diventa il desiderio proibito di Karim e lo trascina in un universo segreto di brama e di rischio. Mentre le loro esistenze si intrecciano tra vulnerabilità, segreti e tradimenti, ognuno è costretto a confrontarsi con il prezzo da pagare per desiderare qualcosa in più della semplice sopravvivenza. Quando Ameena crede erroneamente che l’autore delle lettere sia Omran, il magnaccia del bar, e comincia a invaghirsi di lui, l’equivoco risveglia nell’uomo una vena di dolcezza, spingendo i quattro protagonisti verso un epilogo in cui amore, illusione e sopravvivenza si scontrano.
Il film attinge alla mia esperienza di migrante, al mio aver osservato le vite della classe lavoratrice dissolversi nel ritmo della metropoli. È un’opera su persone che hanno il coraggio di desiderare in un contesto che punisce i sentimenti: un gay imbrigliato dal dovere, una donna che desidera essere vista e un ladro in cerca di accettazione. Per me, Lovers in the Blue Night esplora l’ostinazione di chi continua ad amare, anche quando la città si rifiuta di ricambiare lo sguardo. Come regista, sono sempre stata attratta da vicende al tempo stesso intime e politiche. Da bambina ho visto da vicino una realtà molto simile a quella di Ameena. Una donna di nome Ameena, che lavorava nel mio paese natale come bracciante insieme al marito Karim, diventò una presenza costante. Un giorno le chiesi ingenuamente perché lei e Karim non dormissero mai insieme. Mi rispose, calma: “Non mi porta con sé”. All’epoca non compresi, ma quel momento mi è rimasto impresso. Con questo film intendo trasporre quel ricordo dentro una Mumbai immaginata: uno spazio dove Ameena rivendica la propria libertà e le proprie aspirazioni, libera di vivere la vita che intende condurre, anche a costo di ritrovarsi in un'altra gabbia: una gabbia finalmente scelta da lei.